Parte 1: "Dagli un nome per domarlo" – La scienza dell'Intelligenza Emotiva
Forse avrai sentito la frase “Name it to tame it” (Dagli un nome per domarlo), coniata dallo psichiatra Dr. Dan Siegel. Non è solo uno slogan carino sul parenting; è una necessità biologica.
Dentro il cervello di tuo figlio c’è una struttura minuscola chiamata amigdala. È il "sistema di allarme". Quando tuo figlio è nel bel mezzo di un capriccio o di una crisi di rabbia, l'amigdala sta urlando. È in modalità "attacco, fuga o congelamento". In quel momento, l'amigdala è non-verbale; non puoi ragionare con lei in modo logico.
Tuttavia, nel momento in cui ti abbassi alla sua altezza e lo aiuti a mettere un’etichetta a quello stato — “Sei molto frustrato perché la torre di costruzioni è caduta” — succede qualcosa di miracoloso. La corteccia prefrontale (la parte logica e razionale) si accende. Semplicemente nominando l'emozione, il cervello invia segnali che aiutano a calmare l'allarme.
Senza la parola, il bambino È l'emozione. Con la parola, il bambino OSSERVA l'emozione. Questo passaggio è il fondamento dell'intelligenza emotiva (EQ).
Parte 2: Tradurre i tre grandi "comportamenti difficili"
Gran parte di ciò che chiamiamo "sfida" o "capriccio" nei bambini sotto i 9 anni non è un problema di disciplina, ma un problema di vocabolario. Vediamo come il Dizionario delle Emozioni traduce le situazioni tipiche delle nostre case:
1. La trappola del "Mi annoio!"
Lo scenario: Siete appena tornati da un pomeriggio al parco e, dopo dieci minuti, il bambino si lamenta: "Mi annoio!". Voce del dizionario: Bisogno di connessione (disconnesso). La traduzione: Nel nostro mondo iper-stimolato, la "noia" è spesso una maschera per il bisogno di sentirsi "visti" dalla mamma. Il bambino non cerca un gioco nuovo, cerca TE. La risposta: "Mi sa che ti senti un po' disconnesso dalla mamma in questo momento. Venite qui, facciamo cinque minuti di coccole per ricaricare le pile."
2. La protesta del "Non è giusto!"
Lo scenario: Tuo figlio urla che "non è giusto" che debba smettere di giocare per venire a cena. Voce del dizionario: Impotenza / Mancanza di controllo. La traduzione: I bambini hanno quasi zero controllo sui loro orari. "Non è giusto" è il grido di battaglia di un bambino che sente di non avere potere nel suo mondo. La risposta: "Ti senti molto impotente quando non puoi scegliere tu quando smettere di giocare. È un sentimento difficile da gestire."
3. L'ordine del "Vai via!"
Lo scenario: Cerchi di consolare tuo figlio durante una crisi e lui ti spinge via o ti urla di andartene. Voce del dizionario: Sovraccarico sensoriale / Sopraffatto. La traduzione: Il suo "vaso" sensoriale è colmo. Il bambino non sta rifiutando te; sta cercando di ridurre gli stimoli (la tua voce, il tuo contatto) perché il suo cervello non riesce a processare più nulla. La risposta: "Vedo che sei molto sopraffatto. Resto qui vicino, sulla porta, così hai il tuo spazio, ma sappi che non sei solo."
Parte 3: Costruire il dizionario per tappe
Un bambino di 2 anni ha bisogno di un dizionario diverso rispetto a uno di 8. Ecco come ampliare il vocabolario passo dopo passo:
Dai 1 ai 3 anni: I "colori primari"
In questa fase restiamo sul semplice. Insegniamo i colori primari delle emozioni: Felice, Triste, Arrabbiato, Spaventato.
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La strategia: Sii la sua narratrice. "Hai il viso tutto rosso e stringi i pugni. Sei arrabbiato."
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L'obiettivo: Associare la sensazione fisica (pugni chiusi) all'etichetta verbale.
Dai 4 ai 6 anni: Le "sfumature"
Ora iniziamo a introdurre le sfumature. Invece di solo "arrabbiato", usiamo frustrato, scontroso, deluso o imbarazzato.
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La strategia: Usa un "termometro dei sentimenti". Aiutalo a capire che essere "infastidito" è un livello 1, mentre essere "furioso" è un livello 5.
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L'obiettivo: Che capisca che le emozioni hanno intensità diverse.
Dai 7 ai 9 anni: I "colori mescolati"
A questa età, i bambini iniziano a capire che possono provare due cose opposte contemporaneamente (ambivalenza).
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La strategia: Usa la parola "E". "Sei nervoso per l'interrogazione di domani E orgoglioso di aver studiato tanto."
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L'obiettivo: Che capisca che è normale avere sentimenti contraddittori. Questo evita che pensino che ci sia qualcosa di "sbagliato" in loro.
Parte 4: Come usare il Dizionario delle Emozioni ogni giorno
Non costruiamo questo dizionario con lezioni teoriche, ma nei piccoli momenti quotidiani: in macchina, a tavola o mentre ci si lava i denti.
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Sii un modello per le "grandi emozioni": I tuoi figli ti osservano. Non nascondere sempre il tuo stress; dagli un nome. "Mamma è un po' tesa perché siamo in ritardo. Ora faccio tre bei respiri profondi."
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Valida prima di "aggiustare": Quando un bambino piange, l'istinto ci dice: "Dai, non piangere, non è successo niente". Ma questo gli comunica che la sua "voce del dizionario" è sbagliata. Meglio dire: "Sei proprio deluso che non possiamo andare al parco. Ti capisco."
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Usa le storie: Quando leggete un libro insieme, chiedi: "Secondo te come si sente il personaggio? È mortificato o solo un po' timido?"
Parte 5: I benefici a lungo termine (Resilienza)
Perché fare tutto questo sforzo? Perché è stato dimostrato che i bambini che hanno un'alta "granularità emotiva" (capacità di distinguere con precisione tra le emozioni) sono più equilibrati. Hanno:
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Livelli di stress più bassi: Non restano "incastrati" troppo a lungo in stati negativi.
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Migliori competenze sociali: Riescono a leggere più facilmente le emozioni degli amici (empatia).
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Maggiore resilienza: Davanti a una sfida, diranno: "Sono scoraggiato", invece di "Sono un fallito".
Conclusione: diventare l'ancora emotiva di tuo figlio
Il Dizionario delle Emozioni non serve a crescere bambini che non piangono o non si arrabbiano mai. Serve a crescere bambini che non hanno paura delle proprie lacrime né della propria rabbia.
La prossima volta che tuo figlio ha un comportamento difficile, fai un bel respiro. Prima di sgridare o dare una punizione, chiediti: “Quale parola gli manca in questo momento?”. Quando trovi la parola, trovi la strada per tornare da tuo figlio. Non stai solo gestendo una crisi; stai costruendo un cervello sano.
